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Evento: Cromie
12/03/2016 - 09/04/2016
Dettagli
Data di inserimento: | 07/03/2016 - 16:09 |
Luogo: | Reggio nell'Emilia (RE) - Emilia-Romagna |
Data di inizio: | 12/03/2016 |
Data di fine | 09/04/2016 |
Descrizione
La Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4) presenta, dal 12 marzo al 9 aprile 2016, la collettiva “Cromie”, con opere realizzate dagli artisti iscritti all’omonima associazione, da oltre vent’anni luogo d’incontro e confronto.
In esposizione, opere pittoriche di Giorgio Bonilauri, Attilio Braglia, Antonella Davoli, Gino Di Frenna, Giovanna Magnani, Maurizio Magnani e Francesco Andrea Zambuto, autori diversi per esperienza e linguaggio, ma accomunati dall’interesse per il colore.
Giorgio Bonilauri nasce nel 1940 a Reggio Emilia. Pittore che ama la figura ed il corpo, espone una selezione di opere dedicate al paesaggio urbano. Dipinti ad acrilico su tavola, quasi astratti, caratterizzati dalla massima attenzione rivolta alla forma e alla sperimentazione cromatica.
Attilio Braglia, nato nel 1943 sulle colline reggiane, analizza paesaggi naturali e scenari marini all’interno di partiture definite. Una ricerca caratterizzata dalla definizione calligrafica del dettaglio. Illusioni ottiche che trovano compimento nelle opere tridimensionali, quinte teatrali e teche della memoria.
Antonella Davoli, nata a Reggio Emilia, da anni si dedica al tema del corpo, scomposto e ricomposto sulla tela secondo costruzioni visive che, attraverso lievi sfasamenti, fanno eco allo stato di generale alienazione che caratterizza la società contemporanea.
Gino Di Frenna, nato in Sicilia nel 1940, vive a Reggio Emilia. La sua pittura di paesaggio nasce da una ricognizione aerea del territorio ed, in particolare, delle terre ferrose dell’Etna. Suggestioni tradotte in chiave astratta con interventi a tempera ed applicazioni di plastica, retaggio di civiltà industriali.
Giovanna Magnani nasce a Reggio Emilia, dove vive e lavora. Le sue tele, caratterizzate da un olio estremamente rarefatto, descrivono paesaggi incantati e figure femminili la cui dominante cromatica è data dall’uso di colori caldi e terrosi. Busti e mezzi busti immersi in una luce ovattata che si accende sulle chiome.
Maurizio Magnani, nato a Montecchio Emilia (RE) nel 1961, vive e lavora a Bibbiano (RE). Da anni conduce una ricerca pittorica sulla figura femminile, scomposta in una texture cromatica che rivela continue sovrapposizioni di colore e tensioni di sottofondo.
Francesco Andrea Zambuto, nato a Comiso (RG) nel 1971, vive e lavora a Reggio Emilia. Un moderato iperrealismo che si rivolge a giocattoli ed oggetti, ma anche a figure umane, ritratte dal vero attraverso una tecnica pittorica di matrice rinascimentale, ottenuta per velature successive.
La collettiva, che sarà inaugurata sabato 12 marzo alle ore 17.30, sarà visitabile fino al 9 aprile 2016, di martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30, oppure su appuntamento. Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, www.csart.it/875.
In esposizione, opere pittoriche di Giorgio Bonilauri, Attilio Braglia, Antonella Davoli, Gino Di Frenna, Giovanna Magnani, Maurizio Magnani e Francesco Andrea Zambuto, autori diversi per esperienza e linguaggio, ma accomunati dall’interesse per il colore.
Giorgio Bonilauri nasce nel 1940 a Reggio Emilia. Pittore che ama la figura ed il corpo, espone una selezione di opere dedicate al paesaggio urbano. Dipinti ad acrilico su tavola, quasi astratti, caratterizzati dalla massima attenzione rivolta alla forma e alla sperimentazione cromatica.
Attilio Braglia, nato nel 1943 sulle colline reggiane, analizza paesaggi naturali e scenari marini all’interno di partiture definite. Una ricerca caratterizzata dalla definizione calligrafica del dettaglio. Illusioni ottiche che trovano compimento nelle opere tridimensionali, quinte teatrali e teche della memoria.
Antonella Davoli, nata a Reggio Emilia, da anni si dedica al tema del corpo, scomposto e ricomposto sulla tela secondo costruzioni visive che, attraverso lievi sfasamenti, fanno eco allo stato di generale alienazione che caratterizza la società contemporanea.
Gino Di Frenna, nato in Sicilia nel 1940, vive a Reggio Emilia. La sua pittura di paesaggio nasce da una ricognizione aerea del territorio ed, in particolare, delle terre ferrose dell’Etna. Suggestioni tradotte in chiave astratta con interventi a tempera ed applicazioni di plastica, retaggio di civiltà industriali.
Giovanna Magnani nasce a Reggio Emilia, dove vive e lavora. Le sue tele, caratterizzate da un olio estremamente rarefatto, descrivono paesaggi incantati e figure femminili la cui dominante cromatica è data dall’uso di colori caldi e terrosi. Busti e mezzi busti immersi in una luce ovattata che si accende sulle chiome.
Maurizio Magnani, nato a Montecchio Emilia (RE) nel 1961, vive e lavora a Bibbiano (RE). Da anni conduce una ricerca pittorica sulla figura femminile, scomposta in una texture cromatica che rivela continue sovrapposizioni di colore e tensioni di sottofondo.
Francesco Andrea Zambuto, nato a Comiso (RG) nel 1971, vive e lavora a Reggio Emilia. Un moderato iperrealismo che si rivolge a giocattoli ed oggetti, ma anche a figure umane, ritratte dal vero attraverso una tecnica pittorica di matrice rinascimentale, ottenuta per velature successive.
La collettiva, che sarà inaugurata sabato 12 marzo alle ore 17.30, sarà visitabile fino al 9 aprile 2016, di martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30, oppure su appuntamento. Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, www.csart.it/875.
Altri eventi dell'inserzionista
Luigi Ghirri e Omar Galliani, Spazio Siderale
31/05/2016 - 17/07/2016
Reggio Emilia
Inserito da CSArt Serri
“Spazio Siderale”: un libro ed una mostra per raccontare il dietro le quinte della realizzazione del terzo monumentale sipario del Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia, dipinto da Omar Galliani nel 1991. In quelle settimane, uno dei più grandi fotografi italiani, Luigi Ghirri, documentò, da par suo, la nascita dell’opera. La presentazione ufficiale si terrà martedì 31 maggio, alle ore 18.30, nella Sala degli Specchi del Teatro Valli. Ospite d’eccezione, lo storico e critico d’arte Flavio Caroli. A seguire, visita in anteprima all’esposizione allestita presso Vicolo Folletto Art Factories.
Vicolo Folletto Art Factories e Corsiero Editore di Reggio Emilia celebrano i venticinque anni della realizzazione del sipario del Teatro Valli con la pubblicazione del volume di Luigi Ghirri “Spazio Siderale. Il sipario del teatro Valli dipinto da Omar Galliani”, contenente le fotografie scattate da Luigi Ghirri per raccontare la nascita del progetto (conservate nella fototeca della Biblioteca Panizzi), unitamente ad alcuni bozzetti ed opere coeve di Omar Galliani, reperite in collezioni pubbliche e private.
Martedì 31 maggio, alle ore 18.30, il libro sarà presentato nella Sala degli Specchi del Teatro Valli, attraverso le testimonianze delle persone che, nei primi anni ’90, sostennero e parteciparono alla realizzazione dell’opera. Dopo il saluto delle Istituzioni, Flavio Caroli parlerà delle fotografie di Luigi Ghirri che documentano il lavoro di Omar Galliani, in dialogo con l’artista stesso. Per l’occasione, sarà possibile ammirare il sipario nella sua magnificenza.
“Spazio Siderale” non è un libro di Luigi Ghirri – spiega l’editore – ma la pubblicazione del menabò sul quale il fotografo reggiano stava lavorando in vista di un eventuale progetto o libro. In mancanza di un titolo autografo, si è scelto di intersecare il soggetto del velario dipinto da Omar Galliani, “Siderea”, con certi temi cari a Luigi Ghirri. Il volume raccoglie 87 fotografie inedite con i relativi passepartout, sui quali sono riportate note autografe del fotografo sui tagli e sull’intensità dei colori in vista della stampa. Una lettura che corrisponde quasi all’ingresso nel laboratorio di Ghirri.
Come ricorda Omar Galliani, «Il tempo era sospeso nella Sala dei Pittori del grande teatro. La musica che ascoltavo si alternava al “clic” degli obiettivi che ogni giorno Luigi Ghirri scattava ai lati e dentro al grande cielo blu cobalto che cresceva tra il mio e il suo tempo. Ora il tempo è cambiato ma “Siderea” è sempre lì e ci guarda. Tante di queste foto non le avevo mai viste. Non ho mai chiesto di vederle in tanti anni per pudore e nostalgia… Oggi qualcuno l’ha fatto per me e Luigi. Grazie».
La mostra, visitabile presso Vicolo Folletto Art Factories (Vicolo Folletto, 1) dal 1 giugno al 17 luglio 2016, raccoglie una selezione di opere di Omar Galliani realizzate negli stessi anni del sipario, alcuni bozzetti preparatori e due lastre in zinco biffate, dalle quali erano state tratte due serie litografiche, anch’esse in esposizione, oltre ad alcune fotografie dal menabò di Luigi Ghirri.
Il libro di Luigi Ghirri “Spazio Siderale” (Corsiero Editore) è disponibile in galleria e presso l’editore in un cofanetto a tiratura limitata di 50 copie, contenente una litografia su pietra di Galliani ed una fotografia di Ghirri numerata. Il volume (40 euro) sarà invece nelle librerie a partire dal 9 giugno 2016.
L’esposizione è visitabile da martedì a giovedì ore 17.00-20.00, da venerdì a domenica ore 10.00-20.00. Ingresso libero. Visite guidate su prenotazione. Per informazioni: tel. +39 366 4115803, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it.
Il progetto è realizzato da Vicolo Folletto Art Factories e Corsiero Editore in collaborazione con Fondazione I Teatri, Biblioteca Panizzi, Archivio Luigi Ghirri, Archivio Omar Galliani.
Un particolare ringraziamento a Laura Gasparini, Giuseppe Gherpelli, Anna Grisendi e Nadia Stefanel, nonché ad Omar Galliani, alla famiglia Veroni-Ferretti, alla Collezione Girefin SpA e agli altri collezionisti per la generosa disponibilità con cui hanno concesso le loro opere.
Vicolo Folletto Art Factories e Corsiero Editore di Reggio Emilia celebrano i venticinque anni della realizzazione del sipario del Teatro Valli con la pubblicazione del volume di Luigi Ghirri “Spazio Siderale. Il sipario del teatro Valli dipinto da Omar Galliani”, contenente le fotografie scattate da Luigi Ghirri per raccontare la nascita del progetto (conservate nella fototeca della Biblioteca Panizzi), unitamente ad alcuni bozzetti ed opere coeve di Omar Galliani, reperite in collezioni pubbliche e private.
Martedì 31 maggio, alle ore 18.30, il libro sarà presentato nella Sala degli Specchi del Teatro Valli, attraverso le testimonianze delle persone che, nei primi anni ’90, sostennero e parteciparono alla realizzazione dell’opera. Dopo il saluto delle Istituzioni, Flavio Caroli parlerà delle fotografie di Luigi Ghirri che documentano il lavoro di Omar Galliani, in dialogo con l’artista stesso. Per l’occasione, sarà possibile ammirare il sipario nella sua magnificenza.
“Spazio Siderale” non è un libro di Luigi Ghirri – spiega l’editore – ma la pubblicazione del menabò sul quale il fotografo reggiano stava lavorando in vista di un eventuale progetto o libro. In mancanza di un titolo autografo, si è scelto di intersecare il soggetto del velario dipinto da Omar Galliani, “Siderea”, con certi temi cari a Luigi Ghirri. Il volume raccoglie 87 fotografie inedite con i relativi passepartout, sui quali sono riportate note autografe del fotografo sui tagli e sull’intensità dei colori in vista della stampa. Una lettura che corrisponde quasi all’ingresso nel laboratorio di Ghirri.
Come ricorda Omar Galliani, «Il tempo era sospeso nella Sala dei Pittori del grande teatro. La musica che ascoltavo si alternava al “clic” degli obiettivi che ogni giorno Luigi Ghirri scattava ai lati e dentro al grande cielo blu cobalto che cresceva tra il mio e il suo tempo. Ora il tempo è cambiato ma “Siderea” è sempre lì e ci guarda. Tante di queste foto non le avevo mai viste. Non ho mai chiesto di vederle in tanti anni per pudore e nostalgia… Oggi qualcuno l’ha fatto per me e Luigi. Grazie».
La mostra, visitabile presso Vicolo Folletto Art Factories (Vicolo Folletto, 1) dal 1 giugno al 17 luglio 2016, raccoglie una selezione di opere di Omar Galliani realizzate negli stessi anni del sipario, alcuni bozzetti preparatori e due lastre in zinco biffate, dalle quali erano state tratte due serie litografiche, anch’esse in esposizione, oltre ad alcune fotografie dal menabò di Luigi Ghirri.
Il libro di Luigi Ghirri “Spazio Siderale” (Corsiero Editore) è disponibile in galleria e presso l’editore in un cofanetto a tiratura limitata di 50 copie, contenente una litografia su pietra di Galliani ed una fotografia di Ghirri numerata. Il volume (40 euro) sarà invece nelle librerie a partire dal 9 giugno 2016.
L’esposizione è visitabile da martedì a giovedì ore 17.00-20.00, da venerdì a domenica ore 10.00-20.00. Ingresso libero. Visite guidate su prenotazione. Per informazioni: tel. +39 366 4115803, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it.
Il progetto è realizzato da Vicolo Folletto Art Factories e Corsiero Editore in collaborazione con Fondazione I Teatri, Biblioteca Panizzi, Archivio Luigi Ghirri, Archivio Omar Galliani.
Un particolare ringraziamento a Laura Gasparini, Giuseppe Gherpelli, Anna Grisendi e Nadia Stefanel, nonché ad Omar Galliani, alla famiglia Veroni-Ferretti, alla Collezione Girefin SpA e agli altri collezionisti per la generosa disponibilità con cui hanno concesso le loro opere.
Achille Ascani, Consolazioni
01/10/2016 - 30/10/2016
Reggio nell'Emilia (RE) - Emilia-Romagna
Inserito da CSArt Serri
Il Museo dei Frati Cappuccini di Reggio Emilia presenta, dal 1 al 30 ottobre 2016, la mostra fotografica di Achille Ascani, a cura di Andreina Pezzi. Allestita nella biblioteca, in occasione della “Settimana della salute mentale”, l’esposizione sarà inaugurata sabato 1 ottobre alle ore 10.00.
Il titolo della mostra – “Consolazioni” – è tratto dal nuovo progetto del fotografo emiliano, per la prima volta presentato al pubblico.
Come spiega la curatrice, «Achille Ascani ha un rapporto privilegiato con la meccanica e i materiali, che mette in dialogo con la fotografia per creare installazioni. La sua ricerca mostra attenzione verso l’ambiente e, soprattutto, interesse alla persona, testimoniato dalla sua ultima produzione, in cui lo sguardo fotografico si posa su alcune delle più importanti piazze italiane, portando a riflettere sulle abitudini, gli svaghi e le consolazioni dell’uomo, di cui questi luoghi diventano teatro».
Ogni opera fotografica è accompagnata da manufatti in metallo che “guidano” la visione, trasportando lo spettatore in una sorta di camera ottica. Oggetti che sono scelti personalmente dall’autore come chiavi di lettura del proprio lavoro.
L’immagine fotografica nasce da continue sovrapposizioni, a ripresa diretta, in campo aperto, senza lavoro di postproduzione e senza la minima manipolazione digitale in studio.
«La magia di questa mostra, conclude Andreina Pezzi, è la perfetta fusione tra ispirazione, tecnica e arte e la capacità di entrare con discrezione in alcuni aspetti della fragilità e solitudine umana».
La personale sarà visitabile fino al 30 ottobre 2016, di sabato e domenica con orario 16.00-19.00. Sabato 15 ottobre 2016, alle ore 11.00, visita guidata gratuita condotta dalla curatrice. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 580720, www.museocappuccini.it, segreteria@museocappuccini.it. Per approfondimenti: http://progettoeikon.it/achille-ascani/.
Achille Ascani nasce a Parma, vive e lavora a Reggio Emilia. Si avvicina al linguaggio fotografico nel 1987 continuando, ancora oggi, sperimentazioni in analogico e coniugando la tradizione con i territori della sperimentazione e contaminazione dei linguaggi. Non interviene in postproduzione attraverso software informatici. La sua modalità fotografica prevede la scansione diretta del negativo, prediligendo il notturno per i tempi di posa e per le luci contrastanti, collegati alla sovrapposizione di istanti che rimandano alla memoria. Dal 1996 ha preso parte a numerose mostre personali e collettive, partecipando anche a SetUp Contemporary Art Fair (Bologna, 2016).
Il titolo della mostra – “Consolazioni” – è tratto dal nuovo progetto del fotografo emiliano, per la prima volta presentato al pubblico.
Come spiega la curatrice, «Achille Ascani ha un rapporto privilegiato con la meccanica e i materiali, che mette in dialogo con la fotografia per creare installazioni. La sua ricerca mostra attenzione verso l’ambiente e, soprattutto, interesse alla persona, testimoniato dalla sua ultima produzione, in cui lo sguardo fotografico si posa su alcune delle più importanti piazze italiane, portando a riflettere sulle abitudini, gli svaghi e le consolazioni dell’uomo, di cui questi luoghi diventano teatro».
Ogni opera fotografica è accompagnata da manufatti in metallo che “guidano” la visione, trasportando lo spettatore in una sorta di camera ottica. Oggetti che sono scelti personalmente dall’autore come chiavi di lettura del proprio lavoro.
L’immagine fotografica nasce da continue sovrapposizioni, a ripresa diretta, in campo aperto, senza lavoro di postproduzione e senza la minima manipolazione digitale in studio.
«La magia di questa mostra, conclude Andreina Pezzi, è la perfetta fusione tra ispirazione, tecnica e arte e la capacità di entrare con discrezione in alcuni aspetti della fragilità e solitudine umana».
La personale sarà visitabile fino al 30 ottobre 2016, di sabato e domenica con orario 16.00-19.00. Sabato 15 ottobre 2016, alle ore 11.00, visita guidata gratuita condotta dalla curatrice. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 580720, www.museocappuccini.it, segreteria@museocappuccini.it. Per approfondimenti: http://progettoeikon.it/achille-ascani/.
Achille Ascani nasce a Parma, vive e lavora a Reggio Emilia. Si avvicina al linguaggio fotografico nel 1987 continuando, ancora oggi, sperimentazioni in analogico e coniugando la tradizione con i territori della sperimentazione e contaminazione dei linguaggi. Non interviene in postproduzione attraverso software informatici. La sua modalità fotografica prevede la scansione diretta del negativo, prediligendo il notturno per i tempi di posa e per le luci contrastanti, collegati alla sovrapposizione di istanti che rimandano alla memoria. Dal 1996 ha preso parte a numerose mostre personali e collettive, partecipando anche a SetUp Contemporary Art Fair (Bologna, 2016).
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Colorful Phenomena
15/07/2016 - 26/07/2016
Lignano Sabbiadoro (UD) - Friuli-Venezia Giulia
Inserito da Paola Tondello
mostra personale di
Paola Tondello
“Colorful Phenomena”
Comune di Lignano Sabbiadoro, Terrazza a Mare, Lungomare Trieste n. 7
dal 15 Luglio al 26 Luglio 2016 dalle ore 19.00 alle 23.30
Inaugurazione, Venerdi 15 Luglio 2016, ore 20.30
Il Comune di Lignano Sabbiadoro prosegue la nuova stagione espositiva con una mostra personale di Paola Tondello. La mostra propone un importante gruppo di opere: trenta acrilici su tela, di grande formato, e una decina di carte che testimoniano il dialogo continuo tra anima e mente attraverso il colore.
Scrive di Lei Giancarlo Bonomo: La forza del colore
La pittrice avverte la forza coinvolgente del colore quale realtà concreta e tangibile della vita reale, aldilà della mera percezione ottica. Il colore è emozionalità profonda, corrispondenza visuale con i suoni dell'Anima, secondo il dettato di Kandinsky che, nel suo 'Lo spirituale nell'arte' del 1912, individuò questa intima ed intrinseca connessione animica. Un azzurro intenso ed infinito è suono di flauto, un blu profondo d'oltremare è greve suono di organo. Il rosso vermiglio è squillo acuto di tromba. E tanti sono gli esempi che si potrebbero citare. Quel colore che trae senso dalla luce che lo definisce e lo afferma è dunque energia intensa, territorio immenso di indagine. La Tondello vi si immerge a piene mani. Ma a lei non basta rappresentarlo quale citazione visuale, fenomeno percettivo che incanta lo sguardo e sollecita il sogno od il ricordo. Vuole viverlo, impastarlo con le mani, con il Cuore, con tutta se stessa. Vuole renderlo ispessito, materico ed espanderlo sulla superficie sconfinata di una tela che da mentale diviene reale. E' il momento dell'energia 'folle', dei contrasti inattesi, degli effetti sconvolgenti ed irrituali derivanti da arditi accostamenti. E' la pittura del non-pensiero, dell'atto liberatorio dell'intuizione, dove la tela davvero 'comanda' prima il cuore e poi la mano, reclamando l'immediata occupazione di ogni spazio disponibile. Emergono allora pulsioni sopite, forze dell'inconscio, sensazioni sconosciute ora magicamente rese manifeste. Ed il colore corre, corre davvero, fino a diventare bassorilievo, pastosità dimensionale che rivela il volume, quasi il peso della materia. Si scopre così un Inconscio simile ad un portale dello Spirito, dove albergano le ragioni ultime ed estreme e, comunque, non dichiarate dell'esistenza. Tutta la sua pittura si concentra nell'attimo dell'impulso che precede la stesura vera e propria. Ed è musica del Cuore autentico. 'Dolci le udite melodie, più dolci le non udite', scriveva John Keats.
Paola Tondello
“Colorful Phenomena”
Comune di Lignano Sabbiadoro, Terrazza a Mare, Lungomare Trieste n. 7
dal 15 Luglio al 26 Luglio 2016 dalle ore 19.00 alle 23.30
Inaugurazione, Venerdi 15 Luglio 2016, ore 20.30
Il Comune di Lignano Sabbiadoro prosegue la nuova stagione espositiva con una mostra personale di Paola Tondello. La mostra propone un importante gruppo di opere: trenta acrilici su tela, di grande formato, e una decina di carte che testimoniano il dialogo continuo tra anima e mente attraverso il colore.
Scrive di Lei Giancarlo Bonomo: La forza del colore
La pittrice avverte la forza coinvolgente del colore quale realtà concreta e tangibile della vita reale, aldilà della mera percezione ottica. Il colore è emozionalità profonda, corrispondenza visuale con i suoni dell'Anima, secondo il dettato di Kandinsky che, nel suo 'Lo spirituale nell'arte' del 1912, individuò questa intima ed intrinseca connessione animica. Un azzurro intenso ed infinito è suono di flauto, un blu profondo d'oltremare è greve suono di organo. Il rosso vermiglio è squillo acuto di tromba. E tanti sono gli esempi che si potrebbero citare. Quel colore che trae senso dalla luce che lo definisce e lo afferma è dunque energia intensa, territorio immenso di indagine. La Tondello vi si immerge a piene mani. Ma a lei non basta rappresentarlo quale citazione visuale, fenomeno percettivo che incanta lo sguardo e sollecita il sogno od il ricordo. Vuole viverlo, impastarlo con le mani, con il Cuore, con tutta se stessa. Vuole renderlo ispessito, materico ed espanderlo sulla superficie sconfinata di una tela che da mentale diviene reale. E' il momento dell'energia 'folle', dei contrasti inattesi, degli effetti sconvolgenti ed irrituali derivanti da arditi accostamenti. E' la pittura del non-pensiero, dell'atto liberatorio dell'intuizione, dove la tela davvero 'comanda' prima il cuore e poi la mano, reclamando l'immediata occupazione di ogni spazio disponibile. Emergono allora pulsioni sopite, forze dell'inconscio, sensazioni sconosciute ora magicamente rese manifeste. Ed il colore corre, corre davvero, fino a diventare bassorilievo, pastosità dimensionale che rivela il volume, quasi il peso della materia. Si scopre così un Inconscio simile ad un portale dello Spirito, dove albergano le ragioni ultime ed estreme e, comunque, non dichiarate dell'esistenza. Tutta la sua pittura si concentra nell'attimo dell'impulso che precede la stesura vera e propria. Ed è musica del Cuore autentico. 'Dolci le udite melodie, più dolci le non udite', scriveva John Keats.
PAOLA RISOLI IN I’M BERLIN
26/09/2015 - 22/11/2015
Napoli (NA) - Campania
Inserito da Giovanni Cardone
Si inaugura sabato 26 settembre alle ore 19.00 la mostra I’m Berlin di Paola Risoli presso la Galleria Il Ritrovo di Rob Shazar di Sant’ Agata de’ Goti – Benevento. La mostra si potrà visitare fino al 22 novembre 2015. Un lavoro lungo e complesso che ha il suo punto di partenza a Berlino, dove nel settembre 2011 l'artista trascorre un breve periodo in occasione di una fiera, approda a Milano nel 2014 alla Mia Fair con un primo corpo di lavori e si conclude con questa personale, subendo modificazioni e un ulteriore allargamento. Il risultato è un lavoro complesso e affascinante fatto di sculture fotografie e video il cui tema centrale è la trasformazione cui tutti, uomini, cose e città, sono investiti nel corso della loro esistenza. Come scrive Vittorio Falletti nel testo che accompagna il catalogo: “Ha scritto Alejandro Jodorowsky (Jodo per gli amici): Sono profondamente convinto della magia della realtà. Perché abbia effetto, però, ognuno deve coltivare dentro di sé una serie di qualità che possono sembrare in contraddizione, come per esempio: innocenza, autocontrollo, fede, audacia... Attivare la magia richiede molto coraggio, anche una certa purezza e un profondo lavoro su se stessi. Il punto di vista del pirotecnico regista, scrittore, poeta, drammaturgo, tarologo (e tanto altro) cileno naturalizzato francese ben si adatta a una lettura critica del fare artistico e dell’Esserci di Paola Risoli. ‘Alchemico’, ‘alchimia’ sono termini abusati: suonano così cool e piacciono tanto, specie ad artisti più o meno emergenti e rampanti curatori. Il significante acchiappa, evoca esoterismi, conferisce un’aura di mistero, e chissenefrega – con rare eccezioni - di approfondire-conoscere il significato. La ‘magia della realtà’ nel senso di Jodo, così come l’alchimia (nel senso che diremo tra breve) sono cose serie e profonde e queste profondità serissime sono l’essenza del lavoro e dell’Esserci di Paola Risoli, che in I’m Berlin trova una compiuta rappresentazione. Partiamo dalle qualità, apparentemente contraddittorie ma necessarie per attivare la ‘magia’: oltre a un grande talento artistico Paola coltiva innocenza, autocontrollo, fede, tenacia, coraggio, purezza, determinazione, rigore quasi teutonico. Ma soprattutto lavora incessantemente su se stessa, in un fruttuoso percorso che sul piano artistico si traduce in opere ‘magiche’. Nella vulgata comune l’alchimia è il tentativo di trasformare metalli non nobili in oro, grazie alla ‘pietra filosofale’ in grado di garantire anche l’immortalità e l’onniscienza. Le principali fasi del processo alchemico, che prevedeva l’uso di forno speciale (Athanor) sono: nigredo (opera al nero: putrefazione), albedo (opera al bianco: purificazione) e rubedo (opera al rosso: atto finale). C’è però uno modo di interpretare l’alchimia in chiave metaforica, già implicita nel linguaggio esoterico: la ‘pietra’ che si tenta di ottenere è ‘filosofale’, mica materiale. Ricordiamo che nel 1944 Jung pubblica il trattato Psicologia e Alchimia nel quale sostiene come la pratica alchemica simboleggi processi di perfezionamento interiore. Ciò che fa l’alchimista anche quando opera sulla materia è, secondo Jung, adottare una “tecnica dell’anima”, che percorre le tappe di un ideale viaggio interiore del Sé nel quale il grande studioso riconosce il riflesso della propria psicologia dell’inconscio. Nel suo fare artistico Paola Risoli affronta un percorso che si presta molto bene alla interpretazione di Jung. Ma anche a quella, non troppo dissimile, di Jodo, che definisce l’alchimia “spiritualizzazione della materia”. L’opera al nero è rappresentata da bidoni usati di petrolio a lungo ripuliti (bruciati, purificati) e altri materiali poverissimi. Il ‘processo alchemico 2.0’ di Paola procede con azioni di trasformazione che – facendo uso anche di tecnologie - generano una dimensione filosofale ed esistenziale ogni volta spiazzante e profondissima. Il combustibile del suo forno alchemico ha essenza eminentemente cinematografica. In I’m Berlin la ‘tecnica filmica dell’anima’ dell’artista porta alla spiritualizzazione della materia anche molto grezza utilizzata. Bidoni, immagini berlinesi, proiezioni che nell’ambito di un processo di trasformazione documentano precedenti mutazioni materiche, ma di senso non materico, compongono un ‘film’ che è un’autentica Danza magica della realtà nella quale spirito e materia si con-fondono, come prodotto di un processo evolutivo. Film che mette in scena un percorso di trasformazione esistenziale profonda: Io sono come Berlino: mi distruggo e mi ricostruisco, chiarisce Paola Risoli. Il suo è un mettersi in gioco continuo, un agire nel mondo, con una positiva capacità di ri-pensarsi. Vedete I’m Berlin. Poi ... “chiudete gli occhi e ricominciate”, immagino direbbe Jodo”.
Paola Risoli (1969, Milano) vive e lavora ad Andrate- Torino. Ha esposto al MAMAC di Nizza, in numerose gallerie e fiere, in Italia e all'estero. Le sue opere si trovano in molte collezione
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